I grandi balletti

I balletti più rappresentativi del mondo della danza


"Giselle"

Prima rappresentazione: 28 giugno 1841
Coreografia: Jean Coralli e Jules Perrot
Musiche: Adolphe Adam
interpretato da Carlotta Grisi

C.Fracci, 'Giselle prega per Albrecht' Giselle, considerato come il simbolo del balletto classico e romantico, venne ideato da Théophile Gautier, un importante scrittore francese; egli era un grande appassionato di balletto e grande ammiratore do Carlotta Grisi, un'etoilé di allora. Gautier, leggendo il libro di Heinrich Heine "De l'Allemagne", rimase affascinato dalla leggenda delle Villi, spiriti di fanciulle, simile agli elfi e decise di scrivere una storia per un balletto ad esse ispirato, che intitolò "Les Wilis.Balletto". All'Opéra di Parigi incontrò il drammaturgo Jules-Henry Vernoy de Saint-Georges ed insieme i due, in pochissimi giorni, stilarono il libretto definitivo. Il balletto venne chiamato "Giselle": la musica venne affidata ad un compositore già famoso per altre balletti, Adolphe-Charles Adam: egli accettò con entuisiasmo l'incarico e terminò la partitura in meno di un mese, introducendovi brani di Ludwig Minkus e Johann Friedrich Burgmulle. Quando il progetto venne presentato al direttore dell'Opéra, Léon Pillet, egli decise di inserirlo immediatamente in cartellone. C.Fracci, 'Giselle impazzisce' La coreografia fu affidata a Jean Coralli, in quanto colui che si pensava dovesse nominato coreeografo, Perrot, non venne reingaggiato dall'Opéra: oggi però si è scoperto che Perrot, grazie all'aiuto di Adam e Gautier, potè curare i passi e le scene in cui appariva la Grisi, pur non ottenendo alcun compenso, mentre le scene d'insieme vennero affidate a Coralli, a cui fu attribuito per molto tempo il merito del successo del balletto, senza mettere in conto quanto fu importante per la riuscita di "Giselle" l'opera di Perrot. Il 28 giugno 1841 all'Opéra (Académie Royal de la Musique), con l'allestimento curato da Pierre Luc-Charles Cicéri e con i costumi di Paul Lormier, Carlotta Grisi, allora 22enne, danzò, con Lucien Petipa nel ruolo di Albrecht, "Giselle". Fino al 1868 "Giselle" rimase nel repertorio dell'Opéra nella propria forma tradizionale, fino a che Marius Petita, fratello di Lucien, decise di rinnovarne la coreografia, cercando di avvicinarla a quelli che erano i grandi balletti russi di allora: egli operò diversi tagli sia nelle parti recitate sia nella "variazione" di Giselle del Iºatto, che, pur risalendo al 1880, è quella che viene tutt'ora eseguita. "Giselle" resta probabilmente il balletto più rappresentativo della tradizione classico-romantica: è la costante di ogni grande compagnia e, forse, il traguardo più ambito di ogni ballerina. toccare: una rappresenta la gioia di vivere di una contadinella sfiorata dall'amore


C.Grisi, 'Giselle''

Trama

La storia si compone di 2 atti:

ATTO Iº

Villaggio dell Renania. Giselle e Loys sono due giovani che si amano: lei è un'innocente contadina, lui è il Duca Albrecht, destinato a sposare Bathilde, figlia del Principe di Curlandia, che però la fanciulla crede un semplice paesano. Sia Wilfred, amico di Albrecht, che Hilarion, guardiacaccia e compagno d'infanzia della fanciulla, nonchè innamorato respinto da lungo tempo, tentano di dissauadere i due giovani dal continuare la loro storia d'amore. Giselle adora danzare ma la sua passione viene ostacolata dalla madre Berthe, poichè la giovane è malata di cuore. Ed è proprio la madre a raccontare la leggenda delle Villi, fanciulle innamorate della danza, morte a causa del tradimento dei loro promessi prima delle nozze e costrette a vagare per la foresta alla ricerca di uomini con i quali danzare fino all'alba. Arriva un corteo di cacciatori, guidato dal Principe di Curlandia accompagnato dalla figlia Bathilde: Hilarion vede Loys inquieto, ed entra nella sua casa, trovando la spada con lo stemma che ne attesta l'identità. Durante il banchetto in onore del Principe, i cacciatori si allontanano mentre Bathilde conversa affettuosamente con Giselle. Hilarion richiama i cacciatori e Bathilde, alla vista di Loys, comunica a tutti che egli è il suo fidanzato Albrecht. A questo punto Sconvolta dal dolore Giselle impazzisce e muore tra le braccia di Albrecht.

ATTO IIº

Nella foresta a mezzanotte

Hilarion, tormentato dai rimorsi, vaga nella foresta pensando a Giselle: intorno a se avverte una presenza irreale e, spaventato, fugge. Myrtha, la regina delle Villi chiama le compagne a raccolta e accoglie Giselle nel loro mondo irreale. Albrecht, pazzo di dolore, si dispera sulla tomba di Giselle. La fanciulla, commossa, gli appare e cerca di confortarlo, poi lo nasconde sentendo l'avvicinarsi delle Villi che, trovato Hilarion, lo costringono a danzare fino alla morte. Anche Albrecht è vittima degli spiriti: Giselle ne invoca la salvezza ma di fronte al rifiuto delle Villi, ella danza con lui sorreggendolo fino all'alba. Ai primi raggi del sole che nasce, le Villi scompaiono e, con loro, scompare Giselle. Albrecht è salvo ma rimarrà solo per sempre.


Interpretazione

A.Ferri, 'Giselle spirito bianco' Definito come "la sintesi del movimento romantico", "Giselle" racchiude tutta l'essenza del romanticismo: l'aspirazione all'incorporeo, al sovrannaturale si sviluppa, si allarga, vola fra i chiarori di luna e bianche trasparenze. Se il balletto romantico (ballet blanc) recava l'aspirazione al volo, occorre dire che già nel balletto preromantico ci sono accorgimenti scenici che si sviluppano in seguito, per esempio funi che permettono alle ballerine di volare: le Villi, invece, vanno ben oltre; le ballerine trovano interiormente la capacità di sembrare spiriti inquieti e volatili. creature dell'aria dai gesti sfumati ma intensi. Quasi poesia. Ci sono stati anni in cui Giselle ha dovuto lottare per mantenere il posto che oggi le compete, per essere riconosciuta come forma compiuta e perfetta di "opera drammatica in danza": sono gli anni della contestazione, il '68 e i successivi, quando Giselle poteva apparire, nella versione "tradizionale", frutto delle stratificazioni storiche consolidate, una "cosa da ballettomani", vecchia e del tutto lontana da una sensibilità contemporanea, tanto più se femminista, tanto più se ispirata ai codici e ai contenuti della danza moderna, dalle eroine di Martha Graham, un balletto che si posava su quei valori che la rivoluzione voleva sradicare. Come si poteva accettare negli anni 70, negli anni ribelli, un modello femminile di suprema devozione all'uomo? Che cosa potevano rappresentare tutù, scarpe da punta e romantica perdizione di sé? Apparivano di pessimo gusto il villaggio della Turingia, la pantomima, i bicchieri e i fiori finti; e come si poteva sentire reale, in piena lotta per la parità tra i sessi e per l'uguaglianza sociale delle opportunità, la contrapposizione ragazza campagnola - nobile signore, un amore solo nell'800 ritenuto impossibile? Gli appassionati difendevano il balletto con una motivazione inoppugnabile: un classico, se non viene continuamente riallestito e riproposto, si perde ed è una scheggia di civiltà che . Questo non vuol dire, però, che il valore di questa scheggia fosse presente a tutti e accettato da tutti, come si è visto. L'Italia ha avuto il grande orgoglio di dare i natali forse alla più intensa interpreta di Giselle, Carla Fracci, la quale si è guadagnata con questo ruolo la fama di ballerina tragedienne. Oggi, di fronte a Giselle, svincolati da ideologie limitanti e da preconcetti di gusto, non si può che rimanere incantanti dalla vicenda e dalla musica, funzionale certo, ma tutt'altro che "di dozzina", la chiave ultima, in verità, di un successo sia immediato, alla nascita, sia adesso, senza tempo, un elemento portante capace di rendere subito riconoscibile il personaggio, il balletto, la storia. Un balletto, con la sua prima parte terrena e fatale, e il suo secondo atto candido, lunare, aperto alla speranza di una nuova vita per il protagonista, che, unico.

La figura di Giselle

S.Guillem, 'Giselle'' L'interpretazione di Giselle richiede alla ballerina due doti: lirismo e drammatismo, ma un drammatismo sobrio, misurato, contenuto ed elegiaco. Giselle è fatta di due nature: una rappresenta la gioia di vivere di una giovane contadina sfiorata dall'amore, l'altra è la natura incorporea, aerea, materiale come quando aleggia nei pressi del suo sepolcro, puro spirito. E anche l'improvvisa, violenta drammaticità della chiusa del primo atto, quando Giselle tradita impazzisce e muore, richiede alle danzatrici doti non comuni d'espressività, ciò che si definisce interpretar danzando. Attraverso i secoli, i ballerini hanno affrontato le complicazioni che queste storie propongono; la sfida di rendere questo materiale credibile, di avvolgere tutto nel senso della realtà, tradurre emozione e sincerità in danza Ed è proprio per la difficoltà interpretativa del ruolo di Giselle nei 2 atti, così diametralmente opposti, che ad interpretarla vengono chiamate sempre le grandi etoilés: Carlotta Grisi, simbolo di purezza, magia, malinconia, innocenza e dolcezza; Fanny Essler, che la rese intensa e passionale; Tamara Karsavina con Nijiniskij, Anna Pavlova, Alessandra Ferri, Sylvie Guillem.

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Il balletto "La Sylphide"